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Nuova chiesa di Sant'Andrea

Nella seconda metà del XIX secolo si sentì l’esigenza di una chiesa più grande e più vicina al paese. Il contratto per la costruzione della nuova chiesa di Sant'Andrea venne redatto il 14 aprile 1861: i lavori furono assegnati all'impresa di Predazzo di Francesco Giacomelli.

L’ispirazione per la costruzione di questa chiesa è stata tratta dallo stile romanico - lombardo. Interessante il commento del curato: "Graziosamente maestoso e maestosamente semplice". Per la costruzione vennero usati granito locale, calce e parte del materiale ricavato dall'abbattimento del vecchio campanile. Anche le campane provengono da lì.
Particolarità della facciata sono: il portone, il rosone e le due statue. La porta principale, che conclude l'ingresso a strombo, e il rosone, racchiuso in una cornice probabilmente di stucco composta da archetti pensili, erano stati predisposti per l'antica chiesa di Piedicastello presso Trento e furono acquistati a buone condizioni. Le due grandi statue poste ai lati della sommità della facciata rappresentano Pietro e Paolo, sono in pietra bianca del comasco, opera dello scultore Argenti. La chiesa è decorata perimetralmente da archetti pensili.
Entriamo. Il pavimento è in pietra rossa di Lasino. Un affresco allegorico moderno occupa l'intera parete di fondo. Proseguendo troviamo sul lato sinistro una nicchia con la statua di S. Andrea ai suoi lati due quadri, di fronte, alla stessa altezza, altra nicchia con statua di S. Nicolò. Sotto le nicchie i due confessionali. Di seguito i due ingressi laterali sormontati da altrettante balconate di marmo. Il pulpito di destra presenta la particolarità della mano con Crocifisso, che ha semplice funzione di supporto della croce.
I due altari laterali sono dedicati a San Luigi e alla Madonna del Rosario dei quali ospitano le relative statue.
L'altare maggiore è privilegiato in perpetuo come da Bolla di Papa Pio IX del 30 agosto 1867. Rilevante l'uso del marmo: l'altare maggiore è opera degli scultori (a seconda delle fonti) Giuseppe o Antonio Galletti di Bergamo e Fortunato Novi di Lanzo, i due gruppi di serafini e le statuette del tabernacolo sono dello scultore milanese Carlo Romano.
Tra i tipi di maroso utilizzati ricordiamo: il bianco e il bradiglio fiorito di Carrara,  il bianco ed il nero di Varenna, il bianco di Mezzate, il misto di Francia, il giallo di Siena, il brembana verde, il Brentonico ed il Serravezza. Ai lati del presbiterio due affreschi rappresentanti: il sacrificio dell'Antico Testamento durante il quale Melchisades offre a Dio pane e vino (a destra), Gesù con i discepoli di Emmaus (a sinistra). Di quest' ultimo è rappresentata la scena culminante quando,  attraverso lo spezzare del pane, i discepoli riconoscono nell'uomo di fronte a loro Gesù, notevole la gestualità e gli sguardi dei personaggi.
In un interno, una grande tavola, ai lati i due discepoli, dietro Gesù Cristo; dalle finestre si intravvede un paesaggio. I banchi del presbiterio sono di Roccataglia di Soncino (come quelli di Bagoli e Preore), più interessanti sono invece i banchi del coro nell'abside, provenienti dall'antica chiesa opera di intagliatori locali (con lesene ed intarsi), si ritengono del XVII secolo. La pala dell'altare maggiore è un dipinto ad olio su tela di scuola veneta del XVIII' secolo che raffigura la Vergine con il Bimbo in gloria, in basso Sant'Andrea e San Vigilo, è attribuita a Palma il Giovane.
A destra della pala è affrescata la Crocifissione di Sant'Andrea che si può dedurre dalla forma della croce mentre l'affresco a sinistra rappresenta un momento della predicazione del Santo. Sopra, vetrate a colori i cui disegni sono opera di Albrecht Martino di Trento e la realizzazione di una ditta austriaca. La volta presbiterale riporta le figure degli Evangelisti con i relativi simboli (aquila, toro, leone e angelo). Al centro la Colomba simbolo dello Spirito Santo.
La Via Crucis acquistata nel 1897 è stata inserita nelle cornici seicentesche lignee dorate, restaurate, della vecchia chiesa. Anche il battistero restaurato proviene dalla suddetta.
 
Nell'incavo di una pietra posta a fondamento della costruzione venne inserito un contenitore di vetro nel quale furono racchiusi una pergamena ricordo, una medaglia del pontificato di Papa Pio IX coniata nel 1849 ed una moneta dell'impero con evidente richiamo al precetto evangelico "date a Cesare quel che è di Cesare, e a Dio quel che è di Dio".
La chiesa fu benedetta, non ancora terminati i lavori, il giorno 30 novembre 1862 e fu consacrata il 7 settembre 1867 dal vescovo Riccabona.

Tipologia di luogo
Chiesa
Collocazione geografica

Come arrivare

Pagina pubblicata Mercoledì, 18 Maggio 2016

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